Il nostro percorso in Medicina ci insegna che per poter rispondere ai quesiti c’è bisogno di studio, e che per tradurre le risposte nella pratica, clinica e non, c’è bisogno di motivazione e ostinazione.
Viviamo un tempo in cui quel talento speciale per la cura (Molinier) che ci caratte-rizza è seriamente minato da un progressivo allontanamento dalla nostra profes-sione, in cui, non da ora, proliferano delusione, insoddisfazione e abbandono.
In troppi non avevano visto tutto questo arrivare, in una miope rincorsa ai conti che devono tornare.
Un perché abbastanza forte motiva la mobilitazione di risorse educative e culturali in risposta alla deprivazione e deumanizzazione del lavoro di cura. In esso è incluso un irrinunciabile richiamo alla dimensione etica, bussola mai come ora indispensa-bile per continuare ad indicare la strada.